Nucleare, arrivano gli spot per convincerci!
2 maggio 2010 | Categoria: Malefatte
Il 26 aprile 1987 non fa più paura nel 2010. La mano tra Putin e Berlusconi è stata stretta e le prospettive d’investimento nel nucleare italiano fanno gola alla Russia. Rimane solo un piccolo scoglio da superare: quello del consenso. Il consenso della nazione, della popolazione, compatta 23 anni fa, nella bocciatura dell’energia dell’atomo. Gli italiani, dopo la paura, stanno affrontando la fase della diffidenza, dello scetticismo e della necessità di essere informati. Non vogliono puntare alla cieca sul futuro energetico della loro nazione e ascoltano, ogni anno, con ansia le notizie che arrivano dalle centrali dei “cugini†francesi, nonostante le rassicurazioni arrivate dopo gli accordi tra Berlusconi e il presidente francese Sarkozy. Prima ancora di sapere dove e soprattutto come verrà realizzata, da qui a tre anni, la prima centrale nucleare italiana, bisogna fare una campagna di informazione. E’ questo l’obiettivo del Governo che, però, non ha dato riferimenti sulla base scientifica necessaria a informare “gli indecisiâ€, mobilitare i favorevoli e ridurre le perplessità dei contrari. Basta che “cambi l’opinione pubblica italianaâ€, ha spiegato Berlusconi, dimenticando, solo per un momento, il rigore scientifico e l’univocità dei risultati delle molte ricerche condotte sulla sicurezza degli impianti.
Far tornare una nazione all’energia dell’atomo, quando è stata contraria per 23 anni, non è impresa da spot televisivo. Anche se la formula che verrà studiata per comunicare alla nazione sarà proprio quella. “Dobbiamo fare una vasta opera di convincimento guardando alla situazione francese – ha detto il Presidente del Consiglio – in Francia le comunità locali scendono in campo per avere le centrali in casa loro perché hanno ormai raggiunto una consapevolezza della non pericolosità degli impianti, che portano anche tanto lavoroâ€. Poi l’annuncio della campagna mediatica sulle reti Rai: “Ne ho parlato con esponenti della nostra tv di Stato, stiamo lavorando a un progetto per raccogliere le esperienze dei francesi che vivono vicino le centrali e trasmetterle in Italia. È un lavoro che durerà più di un anno, ma è necessarioâ€.
Sacrifici informativi necessari per rendere la nostra nazione competitiva, ma anche costi crescenti che dovranno essere gestiti con molta cautela. L’Italia già paga un prezzo molto alto per il suo passato nucleare. Nessun disastro, nessun vantaggio energetico e nessuna centrale attiva: eppure il nostro Paese spende per il nucleare un vera montagna di soldi, grande più di una manovra finanziaria, circa 12 miliardi di euro. A tanto ammonterebbe la cifra che gli italiani hanno pagato dalla chiusura delle vecchie centrali a oggi per la gestione delle scorie radioattive, senza che sia stato ancora indicato il deposito unico nazionale. Dati contenuti in un dossier dei Verdi che, proprio nel giorno dell’anniversario dell’incidente di Chernobyl e si sanciva il patto Italia Russia a Villa Gernetto, protestavano di fronte a Piazza Montecitorio, inscenando, con l’aiuto di un plastico di una centrale, un incidente come quello di 24 anni fa che ancora, per molti, non è stato archiviato nel cassetto giusto della memoria.
(dal notiziario Rinnovabili)
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